LA NIÑA - FURÉSTA (2025)
Dato che io adoro portare cose nuove nel mio blog (visto che non voglio restare fermo al passato) ho deciso di parlare di un'artista contemporanea che mi sta piacendo molto: LA NIÑA.
E lo scorso anno ha pubblicato un album che non solo consiglio vivamente di ascoltare, ma che farebbe capire il perché della sua bravura. Sto parlando del disco FURÉSTA... Ma scopriamo cosa c'è dietro.
Carola Moccia (il suo vero nome) si è fatta strada nel mondo della musica già nel 2015 con lo pseudonimo Cyen e insieme ad Alfredo Maddaluno ha fondato un gruppo chiamato Yombe.
Grazie a questo gruppo hanno ottenuto un'importante contratto discografico che ha permesso loro di girare l'Italia e il resto del mondo, con una serie di concerti che le hanno dato modo di fare gavetta, e di ricevere i giusti consensi.
Tuttavia l'esperienza si è conclusa nel 2018 e da allora ha iniziato a cantare da sola, e nel 2020 ha ottenuto un'importante contratto discografico con la Sony con cui ha pubblicato il suo primo album ovvero Vanitas.
Nel 2024 ha iniziato a lavorare al suo secondo album di inediti e si è fatta trascinare dalle sue ispirazioni... Ispirazioni che vanno dalla musica jazz (con cui è cresciuta) passando per Pino Daniele, Rosalia e molti altri. Inoltre nelle sue canzoni c'è molto anche della sua terra: Napoli.
Il disco ha delle sonorità che spaziano tra la canzone napoletana, ad influenze di musica folk. È un disco vero, crudo in cui ha riversato gran parte della sua anima parlando di argomenti come diverse critiche sociali, parodie sull'estetica di oggi, l'invidia e la gelosia delle persone, e molti altri argomenti.
L'intero progetto è stato descritto così:"Furèsta sta per selvaticità, indomabilità. Nel seguire quell’istinto mi sono sentita molto, molto nuda. Sì, ho mostrato il sudore. Provavo talmente tanta urgenza di andare in profondità, negli abissi delle cose, che ho finito per fare pornografia della musica. Avevo voglia di mostrare gli strumenti, le loro corde, di far vedere il suono a chi non poteva essere in camera con me, mentre componevo il disco. Il mio problema con il web e con la diffusione della musica su supporti di qualunque tipo, anche analogici, è sempre stato non riuscire a restituire l’energia del live, l’emozione del suonare in camera con qualcuno, la sensazione della vibrazione del suono nello spazio. Per questo ho fatto uno specifico lavoro per mettere in mostra la musica il più possibile e per restituire appieno il lavoro di ricerca, di contemplazione del suono che c’è dietro il disco. È una cosa di cui avevo bisogno e che mi ha emozionato."
Un particolare del disco, è la sua unione tra sacro e profano... Che spesso è presente nelle sue canzoni. A tal proposito si è espressa così:"Ho sempre pensato che la mia natura come essere umano, come donna, sia in questo stare nel mezzo. Sono sempre stata nel mezzo di tutto, nella mia vita. Questo non vuol dire non scegliere una posizione, perché è una posizione ben precisa, quella al centro. Io sono schieratissima, ma come Aristotele, che diceva: «La virtù sta nel mezzo». Questa ricerca di equilibrio è l’unica cosa che mi ha sempre ispirato ad andare avanti, in quanto è una ricerca inestinguibile. L’equilibrio non esiste; quindi, più vado a fondo, più non troverò fine. Questa cosa mi fa sentire viva nella musica, come nella vita di tutti i giorni. Non pretendo, però, che il mio sia un vero e proprio disco di ricerca: il mio è un disco molto spontaneo che, però, musicalmente affonda le radici in cose sospese nel tempo e nello spazio."
Vi allego anche un altro commento riguardo all'atmosfera gotica del progetto:"L’obiettivo era convertire la popolana allegra e felice dei ritratti su tamburello tipici, che sono i souvenir che vendono in tutti gli shop di Napoli, e convertirla in una popolana che, chissà perché, non ride più. Forse perché non c’è niente da ridere. In Figlia d’‘a tempesta anche la scelta del bianco e nero è motivata da questo, dal levare ogni colore a certe tematiche perché non è giusto che certe tematiche vengano e sulla stampa e nella vita reale colorate di accessori e di slogan che poi non dicono nulla. L’obiettivo era proprio restituire questa stanchezza e anche la violenza della verità, perché questa canzone parla di fatti, è un elenco di fatti e niente di più."
Sulla scelta di abbandonare la musica elettronica in favore di sonorità più folk, ha aggiunto:"Perché volevo rendere tutto databile, ma allo stesso tempo non nostalgico o citazionista. I miei riferimenti oggi sono campagnoli, barocchi, ancestrali e molto poco urbani. Avevo peraltro bisogno di ritrovare una scintilla, dunque il piacere meditativo della musica. Mi mancava il misticismo."
Il primo singolo che ha anticipato questo progetto è Guapparìa che è uscito nel Gennaio 2025. Ha delle sonorità folk mischiate alla musica napoletana e nel testo, fa una sorta di riflessione sulla società moderna, sull'essere affascinati dalle apparenze dietro alle quali c'è solo superficialità, mediocrità, contraddizioni e indifferenza... Quasi a voler sottolineare che la vita senza sentimento, non serve a nulla.
Fa uso del termine Guapparìa basandosi sulla figura del guappo, ossia colui che ostenta sempre sicurezza e spavalderia... E se ne serve per smontare apertamente questa figura. Il singolo è stato accolto positivamente dalla critica e dal pubblico.
Mammama' è il secondo singolo uscito nel Febbraio 2025. Ha le stesse sonorità del singolo precedente, e nel testo parla di un argomento autobiografico e personale. Parla di abusi e psicologici e delle manipolazioni mentali... E della resilienza che ha usato per riuscire ad uscirne. Il coro presente nella canzone comunica proprio questo messaggio di libertà da tutte queste manipolazioni, che le ha permesso di uscire da questa situazione spinosa. Anche questo singolo è stato ben accolto.

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